lunedì 28 marzo 2011

le printemps de noiartri

La primavera è stagione fondamentale. La messa in discussione delle certezze. Il tono pare un pò tardoadolescenziale, ma insomma, il tema è originario.
Le comunicazioni berlinesi, di cui si leggeva all'ultimo post, sono arrivate attraverso altre vie, diverse da quella informatica. Spesso facciamo l'errore di assolutizzare la via informatica, senza pensare a quanto essa sia in realtà individualizzante. facebook, twister (siloso che è twitter, ma poco me ne cale), gli stessi blog. forme di comunicazione molto frontali e autistiche, in cui ognuno di noi può leggersi e rileggersi prima di presentarsi granitico al mondo. o magari non granitico, magari basta presentarsi belli, brillanti, "vincenti". o, ancora e al contrario, presentarsi drammatici, complessi, turbati, inquieti.

"Mi contraddico? Ebbene si, mi contraddico. Io sono vasto, contengo moltitudini". E se questa magia poetica recasse almeno un pò di verità, come potrebbe essere possibile dare per scontata qualsiasi cosa?, a partire dalle relazioni umane più intime in cui ci imbattiamo?
"certo -si potrebbe rispondere- nelle relazioni umane ci si imbatte solo all'inizio, poi le si sceglie". ma anche la scelta, quella scelta che non vuole tradire il suo senso archetipico. anche la scelta è una faccenda quotidiana, da non dare per assodata.

Ho pensato a queste ed altre cose in un passaggio italiano di cinque giorni. E' servito ad inaugurare una primavera de noiartri. Reale e vibrante, espansiva e fragile.
Come potrebbe essere altrimenti?
[per amore di critica, preciso che anche io mi sono riletto in questo post; fino al momento in cui non mi sono accorto che mi stavo rileggendo]

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