mercoledì 6 aprile 2011
ragionamento responsabile
Un titolo che è una parafrasi. Nella fattispecie, parafrasi della sigla “iniziativa responsabile”. Credo infatti che, dal mio punto di osservazione lontano e certamente parziale e ancor più certamente parigino; credo che nella melma puzzolente e devastata che potremmo chiamare anche “attualità politica italiana”, uno dei fenomeni più interessanti sia proprio questo insieme di parlamentari responsabili.
Quello di responsabilità è un concetto molto importante. Sta a significare il processo per cui una o più persone prendono su di sé il peso delle proprie scelte, delle proprie condotte, delle proprie azioni, dei propri pensieri. Detto in termini altisonanti e biblicamente eterni, la responsabilità è corollario coessenziale del libero arbitrio.
Ora, è chiaro che l’umanità rappresenta l’universo delle possibilità. Essere al mondo significa costruirsi e narrarsi mediante i percorsi che si decide di vivere. Essere al mondo significa necessariamente fallire, o se volete un termine più garbato sbagliare. Ma significa anche mettere in campo costantemente una tensione verso la comprensione, di ciò che ci circonda, degli altri e più di tutto (e per contrasto con tutto ciò che è differente, diverso) di noi stessi. E tutto ciò comporta la coscienza delle scelte, la capacità di argomentare la propria responsabilità. Non sempre è così, ovvio; ma la coscienza rimane a mio avviso un elemento fondante del vivere umano. È nella coscienza che matura la rivendicazione di se stessi e delle proprie relazioni. E questa rivendicazione include più o meno fieramente anche quelli che siamo soliti definire i nostri errori (detto in termini più biblicamente eterni, peccati o colpe).
Se appena la metà delle cose che ho appena scritto è condivisibile, allora credo che sia normale essere presi da un conato di disgusto surreale nel fare applicazione di tali concetti a questo fenomeno della realtà che chiamiamo “iniziativa responsabile”.
In sostanza, è successo che un gruppuscolo di banditi della politica rappresentativa si è venduto al miglior offerente (guarda caso, Berlusconi) per racimolare in un clima di vero squallore posti di potere e risibili prebende a breve termine. Una scelta, si direbbe. Una scelta responsabile, è così che viene presentata.
In questo caso specifico, penso che delle responsabilità andrebbero sì accertate, ma probabilmente più sul piano giuridico e precisamente penale. “A pensar male si commette peccato ma spesso si indovina”, ipse dixit (un altro responsabile, in ambito penale intendo).
Guardate le riprese e le foto delle conventions di questi personaggi. Morti viventi che, carichi di profumo e di retorica autoreferenziale e desertificata, tentano con misera pervicacia di legittimarsi. Ma la puzza di fogna non la levi via facilmente.
Prostituirsi, insomma, è ormai pratica di moda e trasversale a diversi settori della società civile. Così come di moda è violentare il senso delle parole [la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza]. Ma, dico io, altro che bunga bunga!: Scilipoti e i suoi compari sono il vero, principale punto di evidenza della tragedia che sta vivendo la nostra Italia. La mancanza di idee è talmente evidente che, se non si facesse attenzione, si rischierebbe di riderne. Peccato che con tutto il delirio che c’è in giro per il mondo non viene proprio, di sorridere delle “stranezze della società”.
E dunque. Dunque la responsabilità, quella vera. Siamo chiamati a percepire ed interiorizzare la responsabilità dei tempi che corrono, nonché a trarne le conseguenze in termini di riflessioni e di azioni. Grande è il disordine sotto le stelle; per cui la situazione è eccellente. Diceva Mao. Siamo chiamati a coltivare nel caos semi di umanità.
Bien sur, potremmo anche rimanere seduti in poltrona; ma ci si augura che la scelta avvenga previa assunzione di responsabilità. Proprio perchè la vita è possibilità, tutto ciò che facciamo potremmo in ultima analisi non farlo. E saremmo ancora in vita, nel mondo, magari con altri percorsi e altri scenari.
Ma in questo periodo “nel Paese c’è un evidente problema di agopuntura” [Crozza-Scilipoti, 14 dicembre 2010]. Come restare in poltrona, se sono in ballo le sorti dell’agopuntura?
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